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In partenza...

L’8 gennaio è per molti studenti una data particolare, segna un ritorno alle aule scolastiche, al “tram-tram” quotidiano. Per molti oggi è il giorno della partenza perché tanti sono i ragazzi che hanno deciso di studiare fuori casa. Un fenomeno diffuso tra i giovani del sud. Io per prima nonostante ami profondamente la mia terra ho deciso di “emigrare” di andare a studiare nella Capitale….

Ogni tanto mentre sono a lezione  all’Università sento parlare i miei vicini di posto, e mi accorgo che il loro accento è molto simile al mio.  E tante sere prima di andare a dormire rifletto sullla mia scelta, senza pentimento, provo però a immaginare cosa sarebbe cambiato se fossi rimasta. Non condanno me e i ragazzi con i quali condivido questa scelta. Personalmente ho deciso di trasferirmi per mettere alla  prova me stessa, ma anche e soprattutto perché le nostre regioni non sempre offrono molte opportunità a chi è giovane come me. In Calabria università come  l’Unical di Cosenza, l’Università Mediterranea di Reggio o quella di Catanzaro dovrebbero essere maggiormente valorizzate visto che l’offerta formativa  è minore rispetto a quella di altri Atenei del Nord Italia. Inoltre spesso sembra non esserci spazio per chi vorrebbe intraprendere una carriera lavorativa in Calabria o in Sicilia. E di chi è la colpa di questo flusso migratorio che  spopola le regioni del Sud e riempie le cittadine del centro e del nord? Forse è colpa delle aziende che non investono capitali nelle terre del Mezzogiorno, o magari è colpa delle mafie che hanno fatto del lavoro sommerso un loro baluardo, che chiedono “a mazzetta” ai commercianti, e tramutano il  mercato concorrenziale in monopolistico poiché proprio le mafie gestiscono la maggior parte delle attività che nascono sui nostri territori , o ancora potrebbe essere colpa di quel tasso d’interesse che frena l’accesso al credito per molti giovani….

Un tempo con  dello spago e un po’ di cartone i nostri nonni avevano impacchettato le loro speranze, i loro sogni sperando di poterli tramutare in realtà in un'altra città, lontano da quella dove erano nati e cresciuti.
A noi viene chiesto di ritornare, di riprendere in mano il presente e il futuro delle nostre regioni, di mettere a disposizione dei nostri concittadini le competenze e le conoscenze maturate nel corso del tempo, mentre eravamo lontani da casa….
Saremo pronti, quando sarà il momento, ad accettare questa sfida?

Anna Maria Pancallo (Calabria)

Pubblicato il 7/1/2007 alle 15.24 nella rubrica Diario.

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